Tomàs Saraceno – ARIA – Palazzo Strozzi

Dopo l’ondata emozionale di Marina Abramovic e l’arte di Natalia Goncharova arriva a Palazzo Strozzi la mostra immersiva e sensoriale “Aria” dell’artista argentino Tomàs Saraceno.

Tomàs Saraceno, artista che avevo già conosciuto per le installazioni a Milano presso l’hangar Bicocca e per il lavoro permanente alle Cantine Antinori di Bargino vicino Firenze ( Tomàs SARACENO in arrivo a Palazzo Strozzi) è uno dei protagonisti più originali e visionari  dell’arte contemporanea mondiale.

Definire Saraceno artista è limitativo, oltre che architetto,  come potrete constatare visitando la mostra,  è un personaggio la cui arte unisce scienza, natura e  sociale nonché una grande passione per gli aracnidi.

Lo mostra ha come punto di partenza, nel cortile di Palazzo Strozzi, la  grande installazione Thermodynamic Constellation (Costellazione termodinamica), installazione site specific con grandi sfere che riflettono le forme geometriche del palazzo e che divengono il simbolo dell’interesse di Saraceno per i temi ambientali.

DSC_2606

CORTILE –  THERMODYNAMIC CONSTELLATION

Mentre  le  industrie  che  si  basano  sui  combustibili  fossili  si  apprestano  a  colonizzare  altri  pianeti,  l’aria,  questa  interfaccia tra noi e il Sole, è controllata da pochi e continua a essere compromessa: le emissioni di anidride carbonica  riempiono l’aria, la materia particolata  fluttua all’interno dei nostri polmoni mentre le  radiazioni elettromagnetiche  avviluppano la Terra, dettando il tempo del capitalismo digitale nell’era del riscaldamento globale. Immagina un’epoca  diversa di sensibilità interplanetaria condivisa attraverso l’attuazione di una nuova ecologia. A questo fine, si devono  formare  nuove  idee  chiedendosi:  in  che  modo  si  percepirebbe  il respiro  in  un’epoca  di  economia  post‐combustibili  fossili? Quali sono le nostre responsabilità stando nell’aria? Thermodynamic Constellation rappresenta un passo verso  questa  era  di  nuova  mobilità  che  chiamiamo  Aerocene.  Le  sfere  che  compongono  l’installazione  sono  prototipi  di  sculture aerosolari in grado di  fluttuare intorno al mondo, libere da confini, libere da combustibili  fossili. Come una  scultura  statica, indagano quali  tipi di  strutture  socio‐politiche nomadi potrebbero emergere  se potessimo navigare  attraverso  i  fiumi  dell’atmosfera,  fluttuando  senza  confini,  senza  emissioni  di  carbonio.  Questi  viaggi  aerosolari  riconsiderano  i  modi  in  cui  i  confini  sono  stabiliti  dagli  umani,  riflettendo  sul  potere  delle  istituzioni  nazionali  di  decidere chi può  transitare, meditando  sulle politiche che incidono drammaticamente  su  soggetti vulnerabili, esseri  umani  e  forme  di  vita  non  umane.  Questo  significa  diventare  nomadi  dell’aria,  passando  dall’Homo  œconomicus  all’Homo  flotantis, che è in  sintonia con i  ritmi planetari, consapevole di vivere insieme ad altri esseri, umani e non  umani,  e  che  ha  imparato  a  fluttuare  nell’aria  e  ad  andare  alla  deriva  con  il  vento,  all’interno  del  suo  essere  primordiale.

 La mostra, al piano nobile di Palazzo Strozzi è interamente site-specific, segue una struttura ispirata alla filosofia del tarocchi (Aracnomanzia) : a ciascuna della nove sale corrisponde un arcano, una carta divinatoria che vuole essere un invito a riflettere sul mondo che abbiamo creato ed immaginarne uno nuovo.

SALA 1  CONNECTOME

DSC_2645

 

State  entrando  in  un’atmosfera  costellata  di  complessi  sistemi  geometrici  che  formano  delle  nuvole.  Strutture  irregolari  che  ricordano  le  forme  poliedriche  di  Weaire‐Phelan di  schiuma  e  bolle  di  sapone,  le  cui  forme  straordinarie  rappresentano  un  invito  a  impegnarsi  partendo  da  direzioni  diverse,  mentre  superfici  a  specchio  riflettono i raggi del sole in un gioco di luci e ombre.   Realizzata con geometrie simili a un habitat che rammenta le utopistiche Cloud Cities  di Saraceno, questa installazione attira l’attenzione su proprietà elementali che, benché costituiscano l’essenza stessa della nostra vita, si nascondono  allo  sguardo.  Luce  del  sole,  aria,  cenere,  carbone  nero,  pesticidi  organoclorurati,  particelle  di  anidride  solforosa  popolano ciò che un tempo era formato solo da vento e pioggia, particelle che mettono in discussione la fibra stessa del nostro mondo. Tenuta insieme in reciproca tensione, l’installazione collega l’aria tra le ragnatele e la rete cosmica, e le sue allusioni strutturali abbracciano dimensioni che passano dal micro al macro. Una rete di alleanze reciproche, in cui se un filo dovesse muoversi, la vibrazione si diffonderebbe, riverberando su tutta la struttura, producendo una  frequenza maggiore di quella che potrebbe essere prodotta da un solo filo. Immersi in un ambiente capovolto, i sensi  sono sfidati a riconsiderare e riflettere su ciò che ha la precedenza nel mondo contemporaneo e perché.

SALA 2  SOUNDING THE AIR

Sounding the Air è uno strumento eolico che viene “suonato” dal vento. Il suono è prodotto da cinque  fili di seta di  ragno che oscillano e  risuonano con l’aria. Un video in diretta coglie i movimenti di quelle “corde” e li  trasforma in  frequenze e modelli sonici. L’opera costituisce quindi una creazione collettiva improvvisata da un insieme di  forze e  corpi: il calore radiante dei corpi umani, oppure folate e tremori creati dal flusso e dal respiro dei visitatori, ma anche  dalle infinite interazioni di diversi elementi dell’aria: polvere, seta, calore, vento, ragni, forze elettrostatiche. Insieme  creano una cascata di influenze che trasformano i ritmi dei fili di seta fluttuanti. Sounding the Air trae ispirazione dal  fenomeno del “ballooning” dei ragni, un comportamento tipico di alcune specie di aracnidi che usano la dispersione  nell’aria per spostarsi da un luogo all’altro.

 

SALA 3  WEBS OF AT‐TENT(S)ION

DSC_2667

Webs of At‐tent(s)ion è  formato da una miriade di ragnatele* ibride, sculture intrecciate che diverse specie di ragno  collegano tra loro con i singoli fili e mondi sensoriali che vanno a formare un paesaggio fluttuante. Queste ragnatele  sono un’estensione dei sensi dei ragni – divengono le loro orecchie, i loro occhi, le loro bocche – e, al contempo,  costituiscono un habitat per i loro corpi. Attraverso i filamenti delle ragnatele i ragni inviano e ricevono vibrazioni e,  forse, anche pensieri: in sostanza offrono a queste creature un modo per collegarsi con il mondo. I diversi intrecci e le  interconnessioni  tra  ragni  creano  inoltre  collegamenti  sensoriali  e  viventi  con  animali  non  umani  ed  ecosistemi,  invitandoci a riflettere sulla nostra coesistenza con queste specie onnipresenti.

*Non  isoliamo  il  ragno  dalla  tela,  che  può  essere  considerata  un’estensione  dei  sensi  del  ragno  e  persino  del  suo  apparato  cognitivo: il mondo esterno viene percepito dal ragno attraverso le tensioni e le vibrazioni della sua ragnatela.

SALA 4  HOW TO ENTANGLE THE UNIVERSE IN A SPIDER/WEB?

P8580937

La rete cosmica è un superorganismo che vibra, e le sue tele filamentose di materia oscura assemblata costituiscono  l’intreccio sul quale si compone la struttura su vasta scala dell’Universo. La materia comune viene gravitazionalmente  attratta verso le zone più dense della rete cosmica, e lì si formano galassie e ammassi di galassie, lasciando ampi buchi   relativamente vuoti. Analogamente la seta di ragno funge da archivio attivo di materia particolata e i suoi fili argentei  si ispessiscono con la polvere di carbonio. Alcuni scienziati hanno osservato che le complesse ragnatele tridimensionali  somigliano alle simulazioni computerizzate della ragnatela cosmica. Basandosi su questa analogia, Tomás Saraceno ha  inventato un’originale tecnica di scannerizzazione in 3D, che digitalizza e ricostruisce le tele di ragno.   I  segnali  visivi  del  laser,  che vibrano,  rivelano gli  intrecci architettonici  nascosti  intessuti  dal  ragno, e, al  contempo,  conferiscono  loro  effetti  propri:  a  ogni  movimento  nanometrico  del  laser,  ciò  che  lo  spettatore  vede  si  trasforma,  mentre diviene visibile – con sorprendente chiarezza – come  tutte le  tre dimensioni dello spazio siano costituite da  un’infinità di piani. L’Universo è di fronte a noi tra una dimensione e l’altra.

 

SALA 5  PASSAGES OF TIME

DSC_2674

La  proiezione Passages  of Time è  una  sovrapposizione  della  polvere  trasmessa  in  streaming  da Particular Matter(s)  Jam  Session (2018) e  di  un  film  che  dura  163.000  anni,  il  tempo  necessario alla  luce emessa  dalla Grande Nube  di  Magellano per raggiungerci. Collocata nelle costellazioni Mensa e Dorado, questa galassia nana a spirale può essere  vista di notte nell’emisfero celeste australe. Tuttavia la ammiriamo con un ritardo di 163.000 anni. I diversi elementi  dell’opera creano una sovrapposizione visibile di diverse ere: polvere, PM2.5, PM10, Nox e polvere cosmica risuonano  attraverso  la  Grande  Nuvola  di Magellano,  in  un  periodo  complessivo  di  oltre  163.000  anni.  Primo  perché  le  onde  gravitazionali sono disturbi nella curvatura dello spazio‐tempo, e poi perché la percezione del tempo dipende anche  da  ciascuna  specie.  Le  mosche  percepiscono  250  fotogrammi  al  secondo,  le  tartarughe  solo  15.  Le  prime,  quindi,  vedranno  questo  video  al  rallentatore,  le  seconde  accelerato. Quanto maggiore  è  il  numero  di  fotogrammi  che  un  organismo percepisce ogni secondo, tanto più breve è la sua vita. Resta la domanda di quale specie sarà in grado di  assistere al finale del video tra 163.000 anni.

 

SALA 6  A THERMODYNAMIC IMAGINARY

DSC_2708

DSC_2706

P8580940

Questa  installazione  suggerisce  un  modello  di  paesaggio  che  mette  in  equilibrio  il  nostro  rapporto  con  l’illimitato  potenziale  del  Sole  e  lo  imbriglia.  Per  rendercene  conto  è  necessario  un  balzo  termodinamico  dell’immaginazione,  come  durante  un’eclisse,  quando  solo  in  assenza  della  luce  ci  accorgiamo  delle  nostre  dimensioni  nell’ombra  del  cosmo. In quell’istante in cui Sole, Luna e Terra sono allineati, comprendiamo di basarci su una reciproca alleanza tra  gli elementi e gli effetti, i venti mutevoli, lo scambio di calore e quantità di moto e il riflesso della radiazione solare che  si diffonde verso la distesa cosmica. Rendendo tangibile questa rete invisibile di relazioni, gli spettatori sono invitati a  impegnarsi  collettivamente  in  questo  esercizio  di  armonizzazione  planetaria:  nel  futuro  promesso  dall’insieme  parallelo sparso per la sala viene esteso un invito aereo a giocare nell’immaginario termodinamico.   Oggetti diversi proiettano le loro ombre in un paesaggio di luce in costante mutamento, nel quale tutto fluttua, rivela,  ingrandisce e  svanisce,  sospeso in un moto di elementi. Corpi e  sculture divengono diffusi, non più limitati dai loro  legami  fisici,  composti  nella  stessa  misura  di  materia  e  vuoto,  luce  e  ombra,  mentre  si  fondono  con  altre  entità  presenti nella sala, siano esse umane o non umane, organiche o costruite.

 

SALA 7  FLYING GARDENS

DSC_2720

 

La  fisiologia  vegetale  è  basata  su  principi  diversi  rispetto  a  quella  animale.  Mentre  gli  animali  si  sono  evoluti  concentrando quasi tutte le loro funzioni vitali più importanti in pochi organi come cervello, polmoni, stomaco ecc., le  piante hanno messo in conto di poter essere  facilmente predate e hanno evitato di  raggruppare le loro capacità in  poche  zone  nevralgiche.  […]  In  una  pianta  le  funzioni  non  sono  legate  agli  organi.  Questo  vuol  dire  che  i  vegetali  respirano senza avere i polmoni, si nutrono senza avere una bocca o uno stomaco, stanno in piedi senza avere uno  scheletro e sono in grado di prendere decisioni anche senza avere un cervello. È grazie a questa  fisiologia del  tutto  particolare, che ampie porzioni di una pianta possono essere asportate senza che la sua sopravvivenza sia a rischio:  alcune piante possono essere predate fino al 90‐95 per cento, ma poi ricrescono dal piccolo nucleo sopravvissuto, in  modo del  tutto normale.  […] Non a caso, ci riferiamo comunemente a noi stessi come a degli “individui”: il  termine  viene dal latino ed è composto da in (che in questo caso significa non) e dividuus (divisibile). Il nostro corpo, infatti, è  indivisibile:  se  veniamo  tagliati  a  metà,  le  due  metà  non  possono  vivere  autonomamente,  ma  muoiono.  Se  invece  tagliamo  a  metà  una  pianta,  le  due  parti  possono  continuare  a  vivere  in  maniera  indipendente.  Il  motivo  è  molto  semplice: una pianta non è un individuo! Il modo più corretto di pensare a un albero, a un cactus, o a un cespuglio,  effettivamente, non è quello di paragonarlo a un uomo o a un qualsiasi altro animale, ma di immaginarlo come una  colonia. Un albero, quindi, è molto più simile a una colonia di api o formiche che a un animale singolo!”   Stefano Mancuso, Verde brillante, 2013  “L’agricoltura è sempre e solo celeste: lavorare il suolo e la terra significa sempre manipolare porzioni di cielo, arare gli  astri. D’altra parte, Gaia non è un organismo limitato che continua a chiudersi in se stesso: è il prolungamento di un  cielo che non cessa di espandersi e che si contrae solo per poter moltiplicare le sue sfere, per prolungare e ampliare i  cerchi di rotazione e di rivoluzione. Le piante hanno letteralmente creato il mondo in cui viviamo. Se sono dappertutto  e costituiscono l’anatomia essenziale del nostro pianeta, è perché sono i suoi tessuti embrionali. Con la conquista della  superficie terrestre e la diffusione in tutto il mondo, le piante hanno prodotto (e continuano a farlo) l’atmosfera ricca  di ossigeno che ha reso possibile la vita di tutti gli animali “superiori”: i cosiddetti animali superiori possono vivere solo   perché  respirano i  sottoprodotti e gli escrementi del metabolismo vegetale, l’ossigeno. Se le piante hanno creato il  mondo in cui viviamo, allora Gaia è un’entità vegetale: è un giardino, molto più che uno zoo ed è solo perché Gaia è un  giardino in cui possiamo vivere. Ogni  speculazione cosmologica deve assumere la  forma di una  riflessione botanica.  Ma in questo giardino, le piante non sono (o non solo) il contenuto o gli abitanti: sono i giardinieri stessi. Come tutte le  altre specie viventi, anche noi siamo oggetto di giardinaggio. Siamo uno dei loro prodotti agricoli e culturali. In altre  parole: le piante non sono il paesaggio, sono i primi architetti paesaggisti. Quello che noi chiamiamo giardino è solo un  esercito di giardinieri. Ma il loro giardinaggio è un giardinaggio astrale, solare: le piante sono i grandi agricoltori del  cielo e del principe degli astri, il Sole”.   Emanuele Coccia, L’arca astrale di Tomás Saraceno, 2020

 

SALETTA DELL’ARACNOMANZIA

DSC_2724

Le Arachnomancy Cards (Carte da Aracnomanzia) sono un invito a entrare in sintonia con i nostri futuri “simpoetici”,  celebrando la radicale interconnessione di tutte le cose, viventi e non viventi. Questo mazzo di trentatré carte è uno  strumento di meditazione, uno dei tanti modi di consultare l’oracolo ragnatela. Le ragnatele sono la bocca attraverso  cui il ragno mangia e l’oracolo parla.   L’oracolo è un messaggero tra mondi percettivi e trascende la cecità reciproca tra forme di vita. Le ragnatele tessono  parole di vibrazione in sintonia con le partiture astrali. Percepite nuovi  fili di connettività oppure affrontate l’eterno  silenzio  dell’estinzione.  Come  la  vita  disegna  linee  sulle  vostre  mani,  così  il  ragno  disegna  linee  sul  vostro  futuro.  L’interpretazione dell’aracnomanzia è scritta nei fili di seta della ragnatela.   Parzialmente ispirata allo nggám – o divinazione attraverso i ragni, praticata dalle tribù Mambila di Camerun e Nigeria,  durante la quale vengono poste domande a un ragno terricolo che fornisce una risposta spostando un’apposita “carta  da  divinazione” –  la  vostra  Carta  da  Aracnomanzia  pensa  attraverso  le  capacità  divinatorie  del  ragno,  il  cui mondo  vibrazionale può essere aperto a conoscenze a cui non abbiamo accesso.   Come parte della mostra, sono in programma sessioni di lettura di aracnomanzia per leggere struttura, vibrazioni e  spartito di un oracolo ragnatela attraverso l’uso delle Carte da Aracnomanzia di Tomás Saraceno, e predire da questo  incontro qualcosa del nostro futuro multispecie.   Fatevi leggere il futuro da una ragnatela e scaricate la App Arachnomancy, unendovi a un’iniziativa di mappatura  contro l’estinzione   Per ulteriori informazioni visitate Arachnophilia.net

 

SALA 8  AEROGRAPHIES

DSC_2738

 

Questa sala mette in prospettiva i diversi modi in cui i movimenti di persone, calore, animali e ragnatele influenzano  l’aria  e  ne  sono  influenzati.  Ogni  gesto  lascia  una  traccia:  i  movimenti  di  persone,  i  suoni  e  le  ragnatele  vengono  tradotti come potenziale linguaggio dei fenomeni terrestri, una cartografia emergente dell’aria. Le tele di ragno messe  su carta realizzano nuove e strane mappe di ragno di città invisibili: lì accanto, le traiettorie delle sculture aerosolari  che  fluttuano liberamente nell’aria  senza l’aiuto  di combustibili  fossili  tracciano Aeroglifi, e indicano il  percorso per  allontanarsi  dall’ideologia  estrattiva  dell’Antropocene.  Penne  appese  a  palloni  fungono  da  strumenti  trascinati  dal  vento in  traiettorie;  riempite di inchiostro  realizzato con l’inquinamento da carbone nero di Mumbai, queste penne  rispondono  alla  domanda  sullo  strumento  che  dovrebbe  usare  l’aria  per  scrivere:  il  materiale  con  cui  l’abbiano  inquinata diventa uno strumento con il quale può comunicare,  rammentandoci la sua azione onnipresente anche di  fronte alla nostra distruzione. Insieme, queste Aerographies sono lettere, caratteri e firme di un nuovo linguaggio per  l’era  dell’Aerocene.    Una  rete  tridimensionale  collega  il  pavimento  e  l’aria  soprastante,  sfidando  l’idea  dell’albero  gerarchico della vita e delle sue convinzioni lineari, proponendo invece una rete della vita rizomatica, mettendo in luce  ibridismi tra una specie e l’altra, e tra specie e mondi.

 

Le emissioni di carbonio riempiono l’aria, il particolato galleggia nei nostri polmoni, mentre le radiazioni elettromagnetiche avvolgono la terra. Tuttavia è possibile immaginare un’era diversa, l’Aerocene, caratterizzata da una sensibilità proiettata verso una nuova ecologia di comportamento.
Gli ecosistemi devono essere pensati come reti di interazione al cui interno ogni essere vivente si evolve insieme agli altri. Focalizzandoci meno sull’individualità e più sulla reciprocità, possiamo andare oltre la considerazione dei mezzi necessari per controllare l’ambiente e ipotizzare uno sviluppo condiviso del nostro quotidiano.
Lasciamo che la ragnatela ci guidi.
(Tomás Saraceno)

 fino al 19 LUGLIO 2019

info : http://www.palazzostrozzi.org

 testi : VADEMECUM PER LA MOSTRA  sito Palazzo Strozzi

foto : Andrea Paoletti © 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...