Fabio Viale “ROOT’LA” dalle cave di Colonnata alla Galleria Poggiali di Firenze

Oltre alla mostra “Acqua alta – High tide” ( Fabio Viale “ACQUA ALTA- High tide” alla Galleria Poggiali di Firenze) Fabio Viale ha inaugurato lo scorso 22 febbraio, negli spazi di via Benedetta della Galleria Poggiali, l’Installazione “Root’la”, dove sono stati collocati quintali di marmo a formare una ripida “cascata” di pietrisco.

ROOT’LA: DALLE CAVE DI COLONNATA ALLA GALLERIA DI VIA BENEDETTA

DSC_2787

Il tono così drammatico dell’allestimento in via della Scala si accentua nello spazio di via Benedetta, dove Viale ha rovesciato 18 tonnellate di pietrisco e sculture di marmo compresse nella quasi totalità dei 15 metri della galleria occupandone tutta l’altezza, trasposizione dell’azione “Root’la” realizzata alle Cave di Goia di Colonnata lo scorso lunedì 3 febbraio.

DSC_2792

La performance ha avuto inizio nella mattinata e si è sviluppata nella sezione della cava di marmo indicata come “ravaneto”, dal quale vengono storicamente scaricate a valle le pietre non più utilizzabili, scartate durante la lavorazione, che creano uno scivolo di forte pendenza.

Ripetendo un gesto meccanico compiuto ormai da millenni, Viale ha fatto precipitare alcune sculture di marmo precedentemente acquistate, determinando un’azione di carattere concettuale. Le sculture hanno subito così fratture e lesioni che ne hanno sbozzato la forma, mutilando delle parti. Durante la caduta a valle, l’artista ha accompagnato la discesa, aiutandone il rotolamento fino al raggiungimento del fondo valle. I manufatti, copie sfigurate e rese parzialmente informi, sono stati quindi recuperati e ritoccati per essere protagonisti di un monumentale allestimento.

DSC_2794

La genesi del progetto nasce dalla passione che Viale nutre nei confronti delle cave, la stessa dei grandi artefici del passato. Alla Storia appartiene l’intenzione di usare il ravaneto come utensile di scultura: da Michelangelo ad Arturo Martini è un’idea comune quella di capitombolare le sculture a valle con lo scopo di purgarle dai difetti, come se ogni colpo, anziché distruggere, riesca a potenziarle. Ora, l’artista non si limita a immaginare, ma agisce.

Dopo anni di assenza dalla frequentazione diretta delle cave estrattive, Viale ha affrontato un percorso di risalita alla fonte e di modanatura del manufatto-opera: la correzione di una scultura passa per la via tormentata e in discesa del ravaneto. Talmente battuta dagli scossoni e dagli urti, l’alterazione accidentale della forma e della superficie non riduce l’importanza del lavoro scultoreo, bensì ne aumenta la potenza vitale insita nel materiale. Ormai priva di ogni qualità figurativa che la legava al modello, la scultura si scopre ora autentica, divenendo metafora dell’esperienza umana: il vissuto, con i suoi accidenti e i suoi incidenti, segna al pari del ravaneto il manufatto in superficie, assolutizzandone l’essenza.

DSC_2795

Il titolo, infine, rimanda all’associazione fonetica e semantica tra la parola Root (radice in inglese) e rotolare. La comunione dei termini e delle azioni è pertanto tra la radice dell’azione di Viale, risalente nel tempo, e quella nella quale affondano le sculture idealmente disseppellite. I detriti di marmo sono stati prelevati dai cosiddetti ravaneti, che sono in realtà gli strapiombi dove vengono gettati gli scarti della estrazione in cava: pietrame e schegge inutilizzabili, materiale prodotto dalla frantumazione della pietra che, precipitando e scivolando a valle, si sbriciola e crea delle vere e proprie cascate di marmo, che viste dalla marina sembrano antichi ghiacciai sopravvissuti al riscaldamento delle temperature.

DSC_2799

Tra la massa informe dei detriti, che sembra muoversi come un fiume e trascinare con sé tutto, di tanto in tanto emergono dunque statue mozze, pezzi frantumati di vasi in marmo, arti e teste di pietra lavorati dal tempo e dalla caduta. Le Tre Grazie sono state ridotte a brandelli; un personaggio pittoresco, un moro con turbante, appare riportato allo stadio grezzo di macigno; un aggraziato Apollo è senza braccia, gambe e testa; un molosso è restituito alla natura come sasso di fiume.

Gettate in un ravaneto come scarto, quelle sculture di basso artigianato sono recuperate da Viale e “riscattate” con la nuova presentazione in galleria. Viale adesso le ostenta nel loro nuovo status di “opera a tutto tondo”, dove il carattere informe acquisito cadendo nello strapiombo e rotolando nel pietrisco, viene infine rielaborato da Viale che ha corretto i danni, le amputazioni, i difetti; in altre parole trasformando in “nobili” frammenti contemporanei quelle commerciali informi forme di pietra.

DSC_2801

La stucchevole bellezza di questi oggetti recuperati sul mercato, ha subito una prima trasformazione per caduta, e una successiva redenzione per correzione e rielaborazione. In entrambi i casi il deus ex machina del primo e secondo evento è comunque l’artista che ha “guidato” fin dall’inizio il risultato, integrando anche quanto di casuale ha generato nella forma la caduta nella cava.

DSC_2803

Nello spazio di via Benedetta, l’allestimento ricrea dunque una porzione del ravaneto, una specie di onda lunga di pietrisco accoglie lo spettatore che percorrendo lo spazio riconosce le diverse forme scultoree aggiustate da Viale, con il loro drammatico aspetto informe, in certi casi, di sublime frammento in altri, e anche di abbozzo. La scena è dunque quella di un processo di decadenza e ricostruzione, di caduta e redenzione.

DSC_2798

Mentre la distesa di pietrisco ricorda un fiume che scorre trascinando via con sé pezzi interi di civiltà. In generale il paesaggio può ricordarci, l’inevitabile tragedia del divenire che tutto riduce in polvere. Nel rinascimento si soleva rappresentare l’esperienza della caducità e della fine, anche quella di imperi e gloriose dinastie, con immagini e simboli significativi, quali colonne spezzate, edifici diruti, sculture rese informi dal lento e inesorabile lavorio del tempo. Il fascino di questi moniti figurativi, dai significati morali riposti, derivava dal contrasto tra la bellezza dei manufatti, la perfezione delle arti e il loro opposto aspetto in disfacimento. Come se un bel volto luminoso di grazia rivelasse al contempo lo spettrale e disgustoso aspetto di un cranio in decomposizione.

Fino al 16.05.2020

Galleria Poggiali Firenze

Via della Scala, 35/Ar | Via Benedetta, 3r

50123 Firenze

Ingresso libero

Tutti i giorni 10-13 / 15-19, domenica su appuntamento

Tel. +39 055 287748

http://www.galleriapoggiali.com  |  info@galleriapoggiali.com

testo : comunicato stampa Galleria Poggiali

immagini : Andrea Paoletti © 2020

 

Un pensiero su “Fabio Viale “ROOT’LA” dalle cave di Colonnata alla Galleria Poggiali di Firenze

  1. Pingback: Fabio Viale “ACQUA ALTA- High tide” alla Galleria Poggiali di Firenze – ARTBLOG

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...