erta sopra e’ cieli I 600 ANNI DELLA CUPOLA DI BRUNELLESCHI 1420 – 2020

Per le Celebrazioni dei 600 anni della Cupola prime esecuzioni assolute di Salvatore Sciarrino, Davide Rondoni e Silvia Colasanti

Per la prima volta nella storia saranno realizzate delle spettacolari proiezioni in 3D sull’esterno della Cupola

 600 anni fa, il 7 agosto 1420, l’Opera di Santa Maria del Fiore dà inizio alla costruzione della Cupola del Duomo di Firenze su progetto di Filippo Brunelleschi. Un’impresa considerata impossibile che sarà realizzata grazie al genio del grande architetto. La Cupola di Brunelleschi, ancora oggi la più grande in muratura mai realizzata, è uno dei monumenti più celebri al mondo, visitato da circa un milione di persone all’anno di tutte le nazionalità. Per celebrare questa importante ricorrenza, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha predisposto un programma di iniziative per l’anno 2020 che comprende concerti e spettacoli, proiezioni notturne in video mapping 3D sull’esterno della Cupola, convegni, edizioni di libri e tour virtuali. Il programma delle Celebrazioni dei 600 anni della Cupola è consultabile su: http://cupola600.operaduomo.firenze.it/

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Concerti e spettacoli

Ad aprire le Celebrazioni sarà il concerto La Cupola armonica il 16 aprile 2020 (ore 21.15) nel Duomo di Firenze con l’esecuzione in prima assoluta del Sognatore di cupole per coro, voci bianche e strumenti, appositamente composto da Salvatore Sciarrino su commissione dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Il concerto è affidato alle Voci Bianche e al Coro del Maggio Musicale Fiorentino, istruiti da Lorenzo Fratini, e a un nutrito gruppo di rinomati strumentisti, tutti sotto la bacchetta dello statunitense Gary Graden. A caratterizzare la particolarissima serata – realizzata con la direzione artistica di Gabriele Giacomelli e inserita nel programma della rassegna O flos colende – sarà la riproposta, per la prima volta dopo secoli, dell’antica prassi di cantare e suonare dentro la Cupola, che prevede una disposizione dei musicisti non soltanto sul pavimento ma anche sugli alti ballatoi che corrono lungo tutto il perimetro delle absidi e della cupola stessa.

L’8 ottobre 2020, sarà la volta dello spettacolo teatrale Con il cielo dentro (Cattedrale di Santa Maria del Fiore, ore 21.15) da un’opera inedita di Davide Rondoni che Giancarlo Cauteruccio mette in scena per le Celebrazioni, in prima assoluta. Dopo circa vent’anni dall’intensa collaborazione con Mario Luzi per l’indimenticabile Opus Florentinum, Cauteruccio torna a lavorare in compagnia di un poeta e a confrontarsi con una delle architetture fondamentali della storia e della bellezza.

Sarà il dramma in musica Oltre l’azzurro. Il sogno di Brunelleschi, con musica di Silvia Colasanti e testo di Maria Grazia Calandrone, a chiudere le Celebrazioni il 20 novembre 2020 (Cattedrale di Santa Maria del Fiore, ore 21.15). In prima esecuzione assoluta, la nuova partitura è stata appositamente commissionata dall’Opera di Santa Maria del Fiore, secondo il progetto ideato e realizzato con la direzione artistica di Francesco Ermini Polacci. L’esecuzione è affidata all’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole e al direttore francese Pierre-André Valade, già apprezzati interpreti di altre partiture di Silvia Colasanti, affiancati dalle voci miste della Cappella Musicale della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e da quelle bianche dei Pueri Cantores sotto la guida di Michele Manganelli, maestro di cappella della Cattedrale di Firenze.

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Proiezioni sulla Cupola

A settembre 2020, per la prima volta nella storia, saranno realizzate delle spettacolari proiezioni notturne in movimento, in video mapping 3D, su alcune delle vele della Cupola di Brunelleschi che racconteranno, mediante elaborazioni grafiche tridimensionali, gli aspetti più significativi della costruzione del monumento più celebre di Firenze. Il progetto, degli architetti Roberto Corazzi e Samuele Caciagli, s’intitola: La macchina impossibile. Grazie alla tecnologia fornita da Stark, azienda leader nelle grandi proiezioni architetturali e videomapping 3D, le proiezioni saranno visibili dalla parte sud della città di Firenze e in particolare da Piazzale Michelangelo, punto di vista privilegiato per la più grande Cupola in muratura al mondo.

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Convegni e conferenze

Il 25 e 26 settembre 2020 (Antica Canonica di San Giovanni) si terrà il convegno internazionale Attorno alla Cupola di Brunelleschi: cantieri di cattedrali a Confronto (Italia, Francia, Spagna) organizzato dall’Opera in collaborazione con la Deputazione di storia patria per la Toscana. Il convegno intende mettere a confronto l’organizzazione del lavoro dell’impresa brunelleschiana con quella di alcune grandi cattedrali dell’Occidente medievale. Il 19 e 20 novembre (Antica Canonica di San Giovanni) sarà la volta del Convegno L’Uovo di Filippo. La Cupola di Brunelleschi fra storia, fortuna e conservazione che affronterà i temi nati dalla presenza della cupola nel profilo paesistico di Firenze. Sin parlerà della Cupola a partire dal contesto storico alla sua fortuna nella letteratura e nell’iconografia, dalla storia della sua architettura, al restauro e conservazione del monumento. E’ in corso, fino al 19 maggio, il ciclo di conferenze Ricorrenze di Brunelleschi e Raffaello a cura di Antonio Natali, Sergio Givone e Vincenzo Vaccaro.

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Libri

Il 14 maggio 2020 (Teatro Niccolini, ore 17.00), sarà presentato per la prima volta in Italia, il volume dedicato alla Cupola di Brunelleschi e agli affreschi di Vasari e Zuccari a cura di Scripta Maneant editore, con le immagini esclusive della nuova campagna fotografica con riproduzioni in scala 1:1.

Il 4 giugno (Teatro Niccolini, ore 17.00) sarà la volta di una lettura teatrale dal libro Fra terra e Cielo. La vera storia della Cupola di Brunelleschi di Sergio Givone, edizioni Solferino. A seicento anni dall’inizio dei lavori di costruzione della Cupola, Givone fa rivivere le voci, i gesti, i personaggi e i retroscena di una saga drammatica ed eroica, scoprendo il sogno di un artista visionario che sfidò le leggi della fisica e lo scetticismo dei contemporanei. Infine, l’Opera di Santa Maria del Fiore darà alle stampe una nuova edizione del volume Vita di Filippo Brunelleschi di Antonio Manetti a cura di Giuseppe Giari con la presentazione di Antonio Natali edizioni Mandragora.

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Altre iniziative

Dal 4 maggio 2020, sarà possibile partecipare al tour Una visione olografica della cupola. Tra realtà fisica e virtuale nel Museo dell’Opera del Duomo, la cui applicazione è stata realizzata da Witapp. Grazie ad un occhiale immersivo, il visitatore potrà navigare alla scoperta di contenuti olografici e vivere un’esperienza del tutto innovativa all’interno della Galleria della Cupola dove sono stati mappati sei punti d’interesse che l’utente potrà scoprire ricevendo dei contenuti virtuali (testi, audio e immagini) su Brunelleschi e la costruzione della Cupola. Infine un concorso rivolto agli Istituti d’arte a Firenze, i cui studenti saranno chiamati a realizzare una creazione artistica che prenda ispirazione dal capolavoro di Brunelleschi. Una giuria di esperti sceglierà tre lavori fra quelli ricevuti che saranno premiati il 30 ottobre ed esposti, dal primo al 20 novembre 2020,  nello spazio all’ingresso del Museo dell’Opera del Duomo.

testo : comunicato stampa Opera Duomo Firenze

immagini : Andrea Paoletti © 2020

STORIA :

 LA CUPOLA DI BRUNELLESCHI

La Cupola di Santa Maria del Fiore fu realizzata su progetto di Filippo Bru­nelleschi tra il 1420 e il 1436. Con un’e­levazione di 36,6 metri (per 114 metri complessivi) e un diametro esterno di 54,8, alla sua conclusione, era la più grande del mondo. Il cantiere della Cattedrale, iniziato nel 1296, era giunto all’alba del Quattrocento al livello del tamburo ottagonale, fermo di fronte alla sfida ingegneristica di creare un’impal­catura di sostegno e poi di “voltar la cupola”, uno spazio di ciclopiche dimensioni (non esistevano neppure travi lignee tanto alte). Si trattava quindi di risolvere il più grande problema tecnico dell’Occidente di quei decenni.

Fin dal 1418 l’Opera di Santa Maria del Fiore fece inviti, pre-gare e chiese consulenze, cosciente della complessa natura della costruzione. Oltre a Filippo di ser Brunellesco, furono interpellati Manno di Benincasa, Giovanni dell’Abbaco, Andrea di Giovanni, Giovanni di Ambrogio, Matteo di Leonardo, Lorenzo Ghiberti, Piero d’Antonio, Piero di Santa Maria a Monte, Bruno di ser Lapo, Leonarduzzo di Piero, Forzore di Nicola di Luca Spinelli, Ventura di Tuccio e Matteo di Cristoforo, Bartolomeo di Jacopo e Simone d’Antonio da Siena, Michele di Nicola Dini, Giuliano d’Arrigo (Pesello). Più tardi, nel 1419, saranno interessati anche Giovanni d’Antonio di Banco (Nanni di Banco) e Donato di Niccolò di Betto Bardi (Donatello).

Brunelleschi, finalmente prescelto ( il 16 aprile 1420 gli viene affidato l’incarico), cosciente del pesante clima competitivo scatenatosi intorno all’incarico, rimette all’Opera le “istruzioni” relative al suo progetto. Il 7 agosto 2020 hanno inizio i lavori della Cupola. Il 25 marzo 1436, Papa Eugenio IV consacra la Cattedrale di S. Maria del Fiore; il 30 agosto 1436, Brunelleschi termina la Cupola. Il 31 dicembre 1436 l’Opera approva il progetto della Lanterna proposto da Brunelleschi. Il 15 aprile 1446 Brunelleschi muore (viene seppellito in Duomo), prima di vedere compiuta la Lanterna, che verrà completata,  il 23 aprile 1462,  sotto la direzione di Antonio Manetti, rispettando fedelmente il progetto brunelleschiano, come ci è testimoniato dal bellissi­mo modellino ligneo oggi conserva­to nel Museo dell’Opera del Duomo.  Tra il 1468 e il 1471, Andrea del Verrocchio eseguirà la Palla di bronzo dorato, che viene collocata sulla sommità della Lanterna della Cupola

 IL SEGRETO DELLA CUPOLA

A distanza di sei secoli dall’av­vio del suo cantiere la Cupola di Brunelleschi continua a es­sere oggetto di studio sul metodo del­la sua costruzione e sulle ragioni della sua struttura, in particolar modo intor­no al problema della sua erezione sen­za l’uso di centine.

Già Vasari sembra non conoscere, a meno di un secolo di distanza, il “se­greto” della cupola. Nelle sue Vite egli racconta di varie proposte a soluzione del rompicapo ingegneristico: chi sug­gerì di costruire pilastri temporanei, chi immaginò per sostruzione una monta­gna di sabbia; alla fine ne uscì vincito­re Brunelleschi (affiancato inizialmen­te dal Ghiberti), forte delle sue superiori conoscenze di architettura antica ro­mana, nonché di meccanica degli oro­logi.

Ma fin dal principio Brunelleschi vol­le che il suo progetto rimanesse ce­lato da segreto, e tale permane, ben­ché nel corso del tempo, soprattutto nel Novecento, si siano compiuti molti studi e si siano elaborate diverse teo­rie. Gli studiosi hanno cercato la chiave del mistero della cupola nelle catene, nei mattoni angolari e, soprattutto, nel sistema murario “a spina di pesce”, ossia di laterizi orizzontali intervallati da altri in verticale: una tecnica deco­rativa antica, ma recuperata ora con valenza strutturale, giacché s’è no­tato come il letto di posa dei mattoni non sia orizzontale, ma segua un’in­clinazione detta “a corda blanda”. Fu questo a garantire la capacità auto­portante della cupola?

Insieme al genio matematico Filip­po dimostrò poi grande intelligenza pratica e sovrintese certamente alla scelta dei materiali e a ogni dettaglio del cantiere; progettò ponteggi aerei, ampi, sicuri e capaci di carichi impor­tanti, nonché alcune macchine inno­vative, quali alcune gru, poste al cen­tro dell’ottagono e lungo il perimetro murario, le quali ruotavano, mosse da uomini o animali, e per funi avvolte su viti infinite, sollevavano o scaricava­no i pesi evitando cadute e strappi.

La cupola mantiene quindi irrisolto l’affascinante mistero della sua com­plessità strutturale, e del suo risolver­si alla vista in forme semplici, chiare e bellissime.

LA SICUREZZA DEL CANTIERE DELLA CUPOLA

Nel progettare la costruzione della cupola, il Brunelleschi superò la cultura del suo tempo e quella antica non solo dal punto di vita architet­tonico, ma anche per aver posto attenzione a un aspetto del suo cantiere straordinariamente attuale: la sicurezza degli operai.

Nel corso della sua costruzione (1420-1436) si ha notizia di una sola “mor­te bianca” e di otto feriti gravi: nel 1422 tale Nencio di Chello morì cadendo dalle mura del tamburo, mentre altri suoi compagni riportarono lesioni o per cadute di materiali o nel movimentare le macchine da costruzione.

Brunelleschi e l’Opera avevano infatti adottato misure modernissime: le grandi impalcature sospese avevano un parapetto che parava dalle ca­dute e difendeva la vista dalla vertigine per i grandi vuoti. E poiché era pe­ricoloso il carico e scarico degli operai nelle ore di riposo, si progettarono degli appositi spazi “in quota”, dove cibo e bevande venivano portati e consumati (da cui la leggenda vasariana di taverne installate sui ponteggi stessi). L’Opera pagava agli operai infortunati i giorni di malattia, gli inden­nizzi, le cure. Infine, non tutti gli operai erano obbligati a lavorare in quota, e chi si rendeva disponibile riceveva una paga aumentata in proporzione al pericolo cui si esponeva.

ARTE E LAVORO

Quando nell’aprile del 1418 l’O­pera di Santa Maria del Fiore fece il bando per assegnare i lavori di costruzione della tribu­na maggiore, ossia della cupola del Duomo di Firenze, erano piú di centovent’anni, esattamente dal 1296, che i fiorentini attende­vano qualcuno in grado di “voltar la volta”, ossia di erigere la coper­tura del vano centrale della chiesa, in cui si trovava il presbitero e l’altare, dall’enorme perimetro ottagonale. Nes­suno fino a quel momento aveva avanzato un progetto credibile. Le tecniche del tempo, che prevedevano impalcature da terra e centine di supporto, sembravano inadeguate. Troppo alta la cupola e troppo vasta.

L’incarico fu affidato a Filippo Brunelleschi: sulla fiducia. Bru­nelleschi non volle rivelare i suoi piani. Dettò però una “regola costruttiva”, in base alla quale la cupola, formata da due ca­lotte separate ma interconnesse, avrebbe dovuto essere co­struita senza armatura, o meglio con armatura autoportante e cioè fissata ai cerchi di mattoni che andavano via via eri­gendosi. Aggiunse, come riporta Vasari, che “non è possibile volgerla in altra maniera che in questa….io, che la veggo vol­ta, conosco che non ci è altro modo né altra via di poter vol­gerla, che questa ch’io ragiono. E che, per quel che riguarda il modo di procedere, si farà in quel modo che sarà consiglia­to e deliberato per quei maestri che l’hanno a murare, perché nel murare la pratica insegna quello che si ha da seguire”.

C’è dunque l’esperienza, secondo Mastro Filippo, e c’è la com­petenza. Cosí come c’è il lavoro e c’è l’arte. L’esperienza, il lavoro, la pratica sono quelli che si realizzano giorno dopo giorno in cantiere e consistono nel disporsi ad ascoltare i sug­gerimenti che vengono dall’opera nel suo farsi, comparando mezzi e fini, esaminando i materiali, studiando il progetto nei particolari e nei minimi dettagli. Ma la pratica sarebbe vuota, il lavoro improduttivo, l’esperienza nulla se a guidarli non ci fosse l’arte e anzi l’idea: l’idea dell’opera come deve essere, e che è già perfettamente compiuta nella mente del suo au­tore, ben prima di essere costruita.

Brunelleschi confidò al Buggiano, suo figlio adottivo e prose­cutore del suo lavoro (sarà lui dopo la morte del padre a posi­zionare la Lanterna, completamento e sigillo della Cupola) di aver “visto” durante una passeggiata sui colli le vele gonfie e rossigne della cattedrale galleggiare nel cielo di Firenze ben prima che si cominciasse a innalzarle. Non era una fantasti­cheria, la sua, ma una vera e propria visione. Da intendersi proprio come quel theorein di cui per primi avevano parlato i Greci e che consiste in un vedere che intuisce e anzi con­cepisce il proprio oggetto nel momento in cui lo si contempla con gli occhi della mente. La parola per dire una cosa del ge­nere è: arte.

Lo stesso Brunelleschi, che trascorreva la maggior parte del suo tempo a stretto contatto con i muratori, nel cantiere, si vantava di conoscere uno per uno i milioni di mattoni che sarebbero serviti a tirar su quella mole prodigiosa dicendo: non ce ne sono due uguali, perché ciascuno di essi è fatto per essere messo dove deve essere messo e non altrove. In­somma, sono come le cellule di un organismo vivente. Perciò bisogna trattarli non solo con la massima attenzione, ma con suprema maestria. Basta un elemento fuori posto è tutto può franare. Entriamo qui nel cuore di quel sapere e di quell’inse­gnamento che vengono dalla pratica. In questo caso la paro­la giusta è: lavoro.

testo : comunicato stampa Opera Duomo Firenze

 

 

 

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