Una performance come atto di liberazione dopo il corona virus

Passato il lungo periodo di lockdown vedere in piazza della Signoria dei ragazzi che si “esibivano” o comunque facevano distogliere lo sguardo dalle bellezze cittadine mi ha incuriosito!

Li ho quindi fotografati poi, conoscendo uno dei due “performers”, Mirko Caselli, ho capito che si andava oltre la semplice performance, è stata una vera e propria prova di coraggio e di sfida che Mirko ha deciso di raccontare ad ArtBlog.

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Mi chiamo Mirko Caselli ho 20 anni sono nato a Firenze, vivo a Sesto Fiorentino e sono uno studente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Finito il liceo ho seguito il richiamo del mio Essere che mi aspettava dove sia io che “lui” sapevamo sarei giunto. Così ho cominciato, o meglio, ho scoperto di continuare, il mio Libro d’Artista, un’epopea sulla mia vita talmente grande che lo si potrebbe definire una vera e propria biblioteca, dato che è costituita da un insieme di libri che ne formano uno enorme.

Sono un collezionista, di tante cose e fra queste di ricordi…

Giorno dopo giorno annotando sogni, riflessioni ed esperienze, rileggendo e ricopiando testi scritti da un me passato e riscrivendoli con nuovi caratteri, come un caleidoscopio di luci e colori che riflette se stesso, tornando a vedere le mie realtà passate e riconsiderandole, rivivendone le emozioni, insieme ad altre forme di “scrittura”, vale a dire altri modi per lasciare le mie testimonianze nella mia biblioteca, anche attraverso disegni (di cui per ora davvero pochi figurativi), foto, video e audio, ho raggiunto una dimensione del Labirinto che sono trovandomi al cospetto del  mio Bambino Interiore.

Accanto a lui c’era una Donna. Due dei tantissimi Archetipi che costituiscono l’universo che sono, che tutti noi siamo. In tutti i miei diari c’è un filo conduttore, una “zona ombra” e la chiamo così perchè mi è costato molto “integrarla” (una delle parole più sacre del mio vocabolario, se non la più preziosa). Alla ricerca di me stesso, con me stesso ho esplorato e tuttora continuo a farlo, in un viaggio che non avrà mai fine, la giungla che sono. In questa giungla il mio Bambino Interiore Vulnerabile e la mia parte “femminile” chiedevano di essere Integrati, ascoltati, sentiti, guardati, visti, abbracciati, accolti. Volevano tornare ad essere un tutt’uno con me. In effetti in ere dei miei diari che nomino come Antiche, eravamo un tutt’uno ma poi, crescendo, sono andato in accordo, quasi sempre inconsciamente, del resto come capita ad ognuno di noi, con molti, troppi stereotipi, schemi, ideologie che non fanno altro che limitarci. Peggio ancora ci fanno credere di essere liberi e ganzi.

Attraverso la mia scelta di frequentare l’Accademia, attraverso l’ascoltare il mio antico richiamo verso il Sè, mi sto riscattando, nel vero senso della parola. Ed è solo uno dei tanti traguardi e uno dei tanti inizi.

Negli anni ho imparato a vivere, a “scendere” e a “salire” nelle mie varie Dimensioni, alla ricerca dei pezzi del mio Sè. E tutto è una spirale e si da il caso che questa spirale mi abbia portato a non poter\voler più fingere di non udire il richiamo di quel bambino e di quella femminilità, a non relegarli più nelle prigioni oscure delle mie profonde grotte interiori.

Sono stato crudele con la mia donna interiore. È un fiore così elegante, dolce, gentile, fine, aggraziato e io l’ho tenuta in catene. Ha cercato di contattarmi attraverso i sogni. Continuando a vivere, scrivendo ogni singolo sogno, più o meno, dopo il risveglio e analizzandolo (semplicemente perchè non trovo niente di più divino e magico dell’andare alla ricerca del proprio Sè, dello scoprirlo e del capire che siamo tutti collegati), l’ho capito.

Mi sono allontanato dal mio Bambino Interiore Vulnerabile per illudermi che così sarei stato accettato da chi vive cercando di compiacere schemi insegnati da altri, in base ai propri limiti. Naturali, spontanei, consapevolmente, inconsapevolmente soprattutto, volontariamente e meno. Inibenti. Anche io avevo imparato ad avere paura della vita. Anche io avevo imparato a non affidarmi davvero a “Dio”, razionalizzandolo, chiamandolo religione, qualunque essa sia, pur di non sentire la sua “folle” voce, Somma Saggezza che poi ho deciso di incarnare, per come io la odo, divenendo agli occhi di altri un “matto”, blasfemo, impuro, immorale, indegno di stima e di rispetto già fin da bambino da parte di miei coetanei e non solo. Io ero “strano”, per alcuni “speciale”.

Io per molti sono sempre stato “quello diverso”.

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Mi sono affiancato a varie religioni cercando avidamente qualcosa. Mi sono ritrovato davvero in molte Dimensioni e poi ho capito, ho smesso di essere religioso, ho cominciato a cercare di disimparare qualsivoglia religione e ciò che è rimasto è quella goccia del vasto oceano che E’, unica e collegata con il tutto. Allora ho capito che sempre sono stato spirituale e che sempre lo sarò. E che religioso e spirituale sono due cose affini ma non identiche. Si può non essere religiosi pur essendo spirituali, questo intendo. La spiritualità è innata, è l’essere stesso, in tutte le sue manifestazioni, nessuna esclusa. La si può sviluppare intraprendendo un percorso interiore che è simultaneo e che fa da specchio con quello “esteriore” che ci fa costantemente da specchio. Ed è stato grazie a questa comprensione che ho lasciato tutto per seguirmi verso la “follia”, la “blasfemia”, “l’immoralità”, “l’indegnità” di Seguirmi. Ho dovuto imparare a sentirmi macchiato agli occhi offuscati da lenti medievali di molte persone per scoprire la mia purezza. Non sono stato solo.

Per il mio compleanno, quest’anno ho chiesto qualcosa a mia madre: un paio di tacchi “da donna”. Tra virgolette perchè sto cominciando a smontare nella mia mente molti schemi riguardanti le convenzioni sociali. Grande donna che giorno dopo giorno mi insegna cosa sia il vero amore, mia madre ha acconsentito e mi ha accompagnato a comprare il mio paio di scarpe. C’è moltissimo dietro a questo acquisto. Come dicevo il tornare padrone della mia vita, il togliere molte ma veramente tantissime illusioni, integrare per dimenticare modi in cui mi è stato inculcato molto subdolamente e con costanza che avrei dovuto sentirmi sporco, malato… per il mio orientamento sessuale, il mio modo di essere.

Ho dovuto affrontare realtà che vanno ben oltre la tanto comoda zona di comfort nella quale tutti ci siamo messi a ristagnare così bene, peggio ancora, pensando di essere liberi e fichi.

L’infantile e spontaneo crogiolamento nel sentirci, alla mia età e non solo, nel “giusto”, “normali”, ben omologati a stupidità e al contempo a genialità come la moda.

Ho conosciuto un’anima stupefacente che ammiro tanto: Gerume. Noi due, così arroganti da voler cercare di Essere Ciò che Siamo, per quello che Siamo abbiamo deciso di incontrarci a Firenze, un giorno e di dare il via ad una Performance.

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Ci saremmo vestiti come avremmo voluto esprimerci. Ognuno di noi avrebbe scoperto come si fosse vestito l’altro solamente incontrandoci. Ciò che contava era che ognuno dei due uscisse di casa con lo zaino pesante della scelta di farlo. Ci siamo cambiati in piazza. Io ho messo i tacchi neri, il mantello verde realizzato da mia madre e disegnato da me (simbolo del mio orgoglio), la matita agli occhi, la mia tiara, due minerali al collo che mi rappresentano e siamo partiti. Abbiamo camminato nella bella Firenze. Dei militari ci guardavano e chiaramente ciò ci ha messo in soggezione, specialmente quando hanno formato un gruppo parlottando fra di loro e guardandoci. Ormai, abituato a farlo, ho permesso alla mia paura di esistere, di esserci, l’ho integrata e sono andato “stacchettando” da loro spiegando il progetto che io e il mio amico avevamo in mente, chiedendo se stessimo facendo qualcosa di illegale. Hanno risposto che non c’erano problemi, aggiungendo un commento che reputo un po’ strano:”Basta che non vi denudiate in piazza”. Sospetto che abbia appreso idee strane sui gay…

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E’ stato per noi il nostro pomeriggio, mio e di Gerume. Essendo una Performance non sapevamo come gli altri avrebbero reagito. Alcuni si sono mostrati affascinati, divertiti. Altri si sono sentiti a disagio vedendo qualcosa di non idoneo con il Medioevo moderno. Altri ancora mi hanno chiesto il permesso di farci foto e di scambiarci i contatti. Un ragazzo, in compagnia di un gruppo di suoi amici, mi ha visto e ha fatto una risata per schernirci. Fa parte del gioco per affermare la propria identità. Un altro ragazzo mi ha fatto un verso da dietro. Una volta mi sarei sentito a disagio, mi sarei arrabbiato. Crescendo, maturando, sto imparando il dono, la libertà e la maturità del Silenzio. Nel silenzio riecheggiano tante cose…illusioni, convinzioni, genialità, consapevolezza, stupidità, miseria interiore, nobiltà d’animo…

Quando io e il mio amico siamo giunti presso Piazza della Signoria ci siamo fermati un attimo. Quella era la sede delle pubbliche esecuzioni ai tempi del Savonarola. Gli omosessuali venivano condannati per il loro orientamento sessuale e, ahimè, ancora oggi troppa gente recita il ruolo di Papa Borgia sottoforma di cosplay, incarnandolo, senza saperlo.

All’epoca nessun ragazzo proveniente dal Nicaragua faceva la propria comparsa in quel luogo. Nessun uomo si presentava con abiti diversi dalle convenzioni sociali e chi osava farlo… (ce ne sarebbero da dire infinite sulla storia della moda e la concezione dell’abbigliamento come sinonimo di virilità nei secoli; si pensi a Luigi XIV). Del resto ancora oggi come riguardo al vestiario del papa, dei preti… e il concetto stesso inculcato e radicato così bene secondo cui un uomo DEVE essere virile e pure quello riguardo a che cosa sia la virilità (anche qui, ce ne sarebbero di biblioteche da scrivere).

Le mie opere sono sempre state incentrate sull’ Essere, sul Profondo contatto con me stesso per poi trascendermi e tutte sono riflessi del caleidoscopio che sono. Così è stato quel giorno con Gerume. Oggi in Palazzo Vecchio vengono effettuate le unioni civili. Uno dei tanti passi fatti per avvicinarci alla tanto temuta Apocalisse dai medievali che scopriranno, a forza di continuare a lottare contro il grave crimine dell’Apertura Mentale che il mondo non finisce via via che l’intelligenza dell’essere umano comincia a contemplare ciò che E’ e che manifestazioni della NATURA STESSA come uomini “femminili”, donne “maschili”, persone attratte dal loro stesso sesso non tolgono l’ossigeno da respirare e non creano una pandemia.

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Poi certo, c’era lei, la mascherina…non l’ho voluta togliere per farmi fare le foto perchè anche questo elemento è un simbolo. È il simbolo della situazione mondiale che ci siamo ritrovati a vivere (ed io e Gerume siamo davvero facce toste perchè dato che “il coronavirus è la punizione del Dio benevolo per la nostra omosessualità”, noi ci ostiniamo a uscire e ad essere come siamo, facendo sventolare la bandiera gay sottoforma di mantello arcobaleno! Davvero facce toste!!!). Alcuni si sono annoiati durante la quarantena. Io ne ho approfittato per entrare in profondo contatto con me, per ascoltarmi, per sentirmi, per cercarmi, per trovarmi, per morire e rinascere.

Ecco perchè quel giorno. Ecco perchè in quel modo. Gerume è un’Anima che stimo molto e avevo voglia di condividere, di dare vita a questa Performance con lui, perchè è lui, per ciò che lui è.

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Non ci aspettavamo certo di incontrare un fotografo come Andrea Paoletti. Lo ringrazio per le sue splendide foto e ancora di più per la sua apertura mentale, per la sua sensibilità e per la curiosità che ci ha dimostrato venendoci incontro.

In quel luogo dove venivano bruciate vive le persone non conformi alla mentalità di un tempo e dove oggi persone dello stesso sesso possono scambiarsi gli anelli, ci siamo incontrati, quasi come se le nostre Anime si fossero date appuntamento, dato che eravamo a Firenze ma Gerume è nicaraguense mentre io e Andrea siamo sestesi!

La Femminilità nell’Uomo (e non ho detto nel maschio!), la fluidità dell’Essere, la libertà di esprimere se stessi, avere la mente aperta, volerla aprire, averne il coraggio, essere ritenuti matti, malati, schifosi, immorali, indegni di rispetto, di affetto, impuri, blasfemi (per alcuni, noi omosessuali siamo Satana; Io dico che a volte ascoltare anche il nostro punto di vista può essere davvero molto interessante), inetti per essere uomini che non incarnano il tanto ben radicato mito della “virilità”, tornare a brillare nel modo che ci è proprio, abbracciare il proprio Bambino Interiore e divenire un tutt’uno con Lui, come sposarsi misticamente con la propria “Donna” Interiore, essere sinceri con se stessi.

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Irrompere in una scena di vita quotidiana, sconvolgerla con il coraggio, la follia e la stravaganza del tornare ad Essere Bambini. L’androginia, rompere gli schemi, integrandoli, trascendendoli.

Avere la faccia tosta di brillare.

Ognuno di noi è un Sole. Prima o poi ci spegneremo tutti. Ma possiamo brillare! E brillare significa emanare Luce Propria nel modo che ci è proprio.

Tutto questo è solo il preludio di quanto questa giornata con Gerume valga nel mio Libro d’Artista. In fondo, concepisco la Vita come una Grande e mistica Performance.

 

testo Mirko Caselli

 

immagini : Andrea Paoletti © 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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