Ali Banisadr – BEAUTIFUL LIES al Museo Stefano Bardini di Firenze

E’ stata inaugurata lo scorso 30 aprile una nuova mostra di arte contemporanea in quello che è un dei musei più affascinanti di Firenze, il museo Stefano Bardini.

La mostra BEAUTIFUL LIES di Ali Banisadr (Teheran 1976), a cura di Sergio Risaliti ed organizzata da Mus.e., è la prima rassegna di lavori dell’artista iraniano in un museo pubblico italiano.   

Comunicato stampa:

Dopo aver lasciato l’Iran a soli dodici anni insieme alla famiglia, Ali Banisadr ha raggiunto prima la Turchia e successivamente gli Stati Uniti, fermandosi in un primo momento a San Diego, successivamente a San Francisco e poi a New York, dove l’artista vive ancora oggi.

Originario di Teheran, Ali Banisadr  ha realizzato i suoi primi disegni nel seminterrato della sua abitazione, mentre tutto intorno crollava sotto i bombardamenti. All’età di vent’anni, Banisadr ha raggiunto San Francisco, entrando in contatto con la scena artistica della Mission School. Si è poi trasferito a New York nel 2000 dove ha frequentato la School of Visual Art. Nel 2006, mentre frequentava la New York Academy of Arts, ha ricevuto una borsa di studio per compiere un viaggio in Normandia. Visitando le spiagge del D-Day, Ali ha vissuto una sorta di “allucinazione”.

Racconta di aver avuto la certezza di essere in mezzo a quegli eventi passati, trovandosi a rivivere lo sbarco fisicamente e “di poter sentire i sibili e gli scoppi, di percepire tutto nel corpo come qualcosa di reale”. Quell’esperienza è stata per lui una vera e propria iniziazione e rivelazione.

Al suo rientro a New York, ha iniziato a realizzare disegni a carboncino – “più reali di qualsiasi cosa fatta in precedenza, più liberi e istantanei”, tutti basati sul rumore delle esplosioni – simili, in questo, agli schizzi che faceva durante la sua infanzia. “È stata una rivelazione per me perché sentivo davvero questi disegni nel mio corpo – ha raccontato l’artista – Sapevo che questo era un’esperienza troppo importante per non essere portata avanti”. Il suo lavoro elabora in questo senso un tipico processo di simultaneità multisensoriale, un tipico esempio di sinestesia, che si ha quando due esperienze sensoriali diverse si trovano a convivere.

Questa connessione sinestetica tra memoria uditiva e visuale è coerente in tutto il suo lavoro e ne determina la costruzione formale. E se l’immaginario rappresentato è personalissimo e interiore, il modo di formalizzarlo guarda invece continuamente alla storia dell’arte occidentale e alla tradizione del suo paese d’origine. Di fronte alle sue opere, si ritrovano fonti iconografiche da Hieronymus Bosch e Goya, ma anche da Max Ernst e de Kooning, sempre combinate con il ricordo dell’arte persiana. Banisadr è pure attratto dalla pittura di paesaggio del Nord Europa, vivida di contrasti luminosi e sempre attraversata da grandiosi eventi atmosferici: “Per lo più sono sempre stato interessato ai dipinti storici del Rinascimento, poiché sono più allegorici, mitologici e non riguardano un tempo o un luogo particolare. Non sono mai stato un fan dei dipinti di storia del diciannovesimo secolo da quando sono diventati propagandistici e concentrati sulle storie nazionali, su un dato tempo e luogo”.

I suoi dipinti sono abitati da una folla surreale di decine e decine di figure, che sembrano apparire e svanire nella superficie pittorica dei suoi dipinti che è come raschiata e spazzolata da una tempesta che trascina in un caos apocalittico quelle masse di esseri bizzarri e mostruosi, grotteschi e alieni. Si tratta di un pandemonio, dove il caos è però ordinato, anche se ogni creatura che abita questo universo non corrisponde nei tratti a personaggi riconoscibili e identificabili, come nella tradizione pittorica del passato. Il mondo di Banisadr è turbolento e in procinto di essere spazzato via da un’esplosione violenta, da un cataclisma, una realtà apocalittica.

La mostra, mette la sua opera a confronto con l’arte e la storia di Firenze: al Museo Bardini i dipinti dell’artista sono in dialogo con le opere della collezione creata da Stefano Bardini, con i marmi e le pitture medievali e rinascimentali, con i tappeti persiani e con le rilucenti armature conservate nel museo caratterizzato dal celebre ‘blu’ Bardini, mentre in palazzo Vecchio, Banisadr è stato invitato a realizzare tre dipinti site-specific, ispirati dalla lettura della Divina Commedia di Dante, evento speciale immaginato dal direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

 “Beautiful Lies” è una delle opere ispirate a Dante che è esposta nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, di fronte alla Giuditta e Oloferne di Donatello, ed è stata scelta per dare il titolo all’intera mostra. La “bella menzogna” sotto la quale si nasconde la verità è un’espressione usata proprio dall’Alighieri per parlare delle sue opere e dei poemi allegorici in generale, e si adatta perfettamente al lavoro di Banisadr, che con il suo tratto energico e le sue cromie che spaziano dalla psichedelia al monocromo, mette in scene il suo mondo privato (e quello universale), fatto di violenza e isolamento, di angoscia e meraviglia, ma anche di memoria e immaginazione.

opere in mostra al Museo Bardini

fino al 29 agosto 2021

Museo Stefano Bardini, via dei Renai 37 (Ponte alle Grazie) Orari: lunedì, venerdì, sabato e domenica ore 11.00 – 17.00

Museo di Palazzo Vecchio, Sala dei Gigli, Piazza della Signoria Orari: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica ore 9.00 – 19-00; giovedì ore 9.00 – 14.00.

testo : comunicato stampa

immagini :  Andrea Paoletti © 2021  All images used on this website are copyrighted.

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